Mac: una recensione

June 23, 2012 | 10 Minute Read

Due premesse sono necessarie a questa review: la prima è che sono lievemente biased dal fatto che l’hardware che ho nel Mac è il più potente tra i miei computer, quindi per alcune cose probabilmente quoto questo computer più di quanto valga veramente (rispetto ad un PC equivalente); la seconda è che l’esperienza d’uso non è e non può essere generica, ma deve per forza essere legata a quanto faccio nel mio dottorato (dettagli a seguire).

Ormai da alcuni mesi sono utilizzatore full-time (cioè almeno 5 giorni a settimana) di un MacBook Pro 15″ i7 cazzi e mazzi, che è capitato più o meno per caso nel mio ufficio e che sto quindi usando principalmente per lavoro. Ora, essendo io hard-core Linux, si potrebbe supporre che ci abbia installato subito una distribuzione a caso e non abbia fatto altro che riconfigurare il tutto con l’amato pinguino. Ebbene, la risposta è: no (e so che a qualcuno piange il cuore per questo…). Sinceramente, era diverso tempo che volevo testare Mac OS X, e quale migliore occasione di usarlo sul serio in un contesto lavorativo, per verificarne pregi e difetti rispetto a Linux ed a Windows… quello che segue è un resoconto di quest’esperienza (non in ordine temporale, non ho preso appunti in merito).

L’hardware

Devo per forza spendere due righe per dire che questo Mac è il mio computer più potente, come anticipato: ha un i7 4 core (8 con la virtualizzazione/hyper threading/whatever) ed una Nvidia come scheda video; l’hard disk è normale (non SSD, purtroppo) con 750 GB di spazio, in sostanza veramente un saaaacco di spazio (non sto cancellando praticamente nulla da 4 mesi…). Lo schermo va a 1680×1050, una discreta esagerazione dato che la prima manovra che ho fatto è stata aumentare la dimensione dei caratteri; per questo, nota a margine, trovo piuttosto inutile che i nuovi Mac abbiano risoluzioni assurde: se siete fotografi probabilmente vi piaceranno tanto, per qualunque altro uso non servono assolutamente a niente.

L’hardware, in sostanza, mi piace come potenza: poter lanciare make -j 8 ha il suo fascino, così come giocare a Urban Terror a 1680×1050 (inutile, ovviamente, su un motore grafico che ha 14 anni); il primo The Witcher gira ovviamente meglio qui che sul mio Dell, ma questo era prevedibile.

Agigungo, infine, che il touchpad di questo computer è semplicemente perfetto: mi scoccia un po’ il modo di fare click destro, che ogni tanto non mi riesce al primo colpo, ma per il resto è assolutamente ottimo e dopo un po’ che si utilizzano le gesture, vi verrà da farle anche sul vostro PC; lo scrolling “al contrario” di Mac OS X Lion è, per quanto mi riguarda, decisamente più intuitivo di quello standard (nota che criticavo da fuori, ma fino a che non lo provi non lo puoi giudicare), tant’è che dopo una giornata di utilizzo ho convertito a questa modalità tutti i miei PC. Forse questo scrolling è lievemente strano in un mouse esterno con la rotellina, ma se mi sono abituato così bene e così facilmente, pur dopo tanti anni di utilizzo dell’altra modalità, mi vien da dire che forse gli ingegneri di Apple avevano ragione (almeno in questo caso).

La batteria mi delude: non credo vada oltre le due ore e mezzo circa, che è quanto mi dura sul Dell con Linux, e sinceramente speravo in molto di più; in compenso, il Mac ha la ripresa dalla sospensione più rapida che la storia ricordi, e questo non è affatto male (vero, Linux?).

Il software

La summa, che anticipo subito, è che se Windows è praticamente inutilizzabile da informatico (a meno che non sviluppiate solo ed esclusivamente per Windows stesso, leggi: .NET), e Linux è invece perfetto da informatico, visto che avete il pieno controllo del mezzo, Mac OS X è esattamente la via di mezzo: è uno unix, quindi le cose che contano funzionano (i.e., killall), se volete fare operazioni “domestiche” non dovete fare salti mortali carpiati (ad esempio, guardare rai.tv, usare il microfono integrato senza impazzire con pulseaudio), se invece dovete lavorare a livello “più basso”, diventa un inferno.

Ma andiamo con ordine: le operazioni “domestiche”, quindi dal semplice browsing (ovviamente dopo aver installato un browser serio(TM)) all’ascolto di musica, alla visualizzazione di documenti et similia, funzionano direi in modo seamless, con le applicazioni correttamente integrate tra loro e con tutto l’insieme discretamente curato; i programmi che contano qualcosa in questo scenario funzionano out-of-the-box (vedi Skype, con webcam, microfono etc). Ciò che spesso mi lascia interdetto sono alcune piccole rifiniture, che trovo piuttosto silly:

  • non c’è taglia ma solo copia, se volete muovere le cose dovete trascinarle di cartella in cartella, con ogni tanto Finder che decide di aprire una nuova finestra senza motivo
  • Finder non ha i tab (!!!), come si possa oggi come oggi pensare ad un programma senza tab, francamente non lo capisco (perfino Filezilla ha i tab, e non dico altro…)
  • iTunes decide di ordinare le cartelle come vuole lui e non come voglio io, ad esempio creando 12 cartelle diverse per lo stesso album, se ci sono collaborazioni tra l’artista principale ed altri secondari (come in Thriller); forse c’è un’opzione per impedirglielo, ma vabbè… preferisco un approccio alla Amarok sinceramente
  • lo scroll non funziona in vim/less nella shell, o meglio lo scroll “scrolla” la finestra della shell e non il documento che avete aperto ad esempio in vim; non esistono il tasto pagsu, paggiù, inizio e fine riga, che rendono un incubo il navigare nella shell stessa (salvo usare combinazioni strambe, tipo ctrl+f per simulare paggiù)
  • il f***uto tasto Cmd: non ha alcun senso usare quello invece di Ctrl, come fanno tutti gli altri, ed oltretutto è in una posizione diversa, dove in genere nelle tastiere normali c’è Alt; morale: ogni volta che usate un PC, tenterete una scorciatoia con Cmd + qualcosa, che inevitabilmente diverrà Alt + qualcosa, e farà tutt’altro
  • se installate X (essenziale per cose come Matlab, Inkscape, Gimp), le scorciatoie tornano normali. Questo vuol dire che in una finestra dovete usare Ctrl, in un’altra Cmd, a seconda dell’applicazione del momento
  • sento parecchio la mancanza del solo tastiera di Linux: in Linux, infatti, riesco a fare tutto da tastiera; qui ogni tanto bisogna andare al mouse piuttosto che al touchpad, il che è chiaramente scomodo; ammetto di non conoscere tutte le scorciatoie da tastiera, ma temo avrebbero il solito Cmd di mezzo (sì lo so, questo punto sa più di scusa, eh purtroppo…)
  • esiste questo fantomatico inglese internazionale, che decide di accoppiare gli apostrofi con le vocali che seguono e transformarvele in accenti (se avete una tastiera non italiana), questo più o meno in tutte le applicazioni, e l’unico modo di disattivarlo (grazie Domenico!) pare sia passare ad inglese uk (o usa), dato che questa sostituzione automatica di fatto rende inusabile il computer (forse viene eseguita anche nella shell, ma dovrei controllare per esserne certo, e nel caso sarebbe veramente un’assurdità d’altri tempi, come se qualcuno dovesse scrivere accenti nella shell)
  • Office ha una versione a parte, quindi la mia licenza originale di Office Student edition è carta straccia.

Le cose serie

Quando poi si deve lavorare, iniziano le bestemmie: io per il mio lavoro ho bisogno di cross-compilare parecchio, per installare varie e variegate micro-distribuzioni di sistemi operativi su dispositivi “piccoli” (OpenWRT, piuttosto che TinyOS); nel fare questo, Mac OS X sembra quasi andare contro la sua natura di unix e complica immensamente le cose.

Tanto per cominciare, la struttura delle directory lascia il tempo che trova, e fa sì che trovare ad esempio la directory di installazione di Java non sia affatto banale (e vi serve per compilare librerie con JNI); come se non bastasse, il fatto che il sistema operativo sia a 64 bit non è così chiaro come sembra (emblematico che uname -p ritorni i386…), e spesso alcune cose vengono riconosciute con il numero sbagliato di bit quando le compilate… ah, 32 bit in Mac si chiamano universal, non 32 bit.

Progetti come MacPorts o altri (che non ho mai usato) permettono di compilarvi il solito software di cui avete bisogno, mettendolo in una cartella a parte nel sistema ed automatizzando un po’ parte del lavoro; quando però vi scaricate OpenWRT ed iniziate la compilazione della toolchain, emergono tutta una serie di complicazioni più o meno insulse: alcuni Makefile non trovano le librerie di base, perchè per qualche oscuro motivo non includono /usr/include, o in altri casi non includono la directory giusta di MacPorts, o si basano su uname per capire in che sistema si trovano, e come detto alcune opzioni falliscono… per non parlare di quando alcuni software si compilano a 32 bit ma non a 64 (o viceversa), e lì è necessario reinstallare alcune dipendenze nella versione giusta.

Ogni tanto scoprite che il gcc installato da MacPorts non compila certe cose, e dovete usare quello installato da XCode, o viceversa, e naturalmente il messaggio di errore che ottenete in compilazione è più o meno random e di certo non vi spiega cosa ci sia che non va realmente.

TinyOS, per fare un ultimo esempio, non va proprio: la versione ultima di nesc è esplicitamente riconosciuta come non compatibile con il Mac, quindi bisogna andare di macchina virtuale.

Tirando le somme

Al momento non mi vengono in mente altri esempi da fare, perciò tirerò le somme: al momento sono ancora con Mac OS X in questo computer (anche se un paio di volte sono stato molto vicino a mettere Linux (ovviamente ripartizionare è un incubo, e per farlo avete bisogno di un disco con Windows, e non dico altro…)), e dopo essermi abituato a quasi tutte le sue idiosincrasie, penso lo lascerò (ma potrebbe succedere qualcosa ad agosto… non ho ancora deciso del tutto…); se ad oggi dovessi comprarmi un computer mio (quindi non pagato da terzi), comprerei un PC e metterei Linux, per me non credo prenderei un Mac: mi mancano la libertà totale di installare cose dove dico io e come dico io, mentre apprezzo la possibilità di usare facilmente altre cose senza dover cercare configurazioni esoteriche, ma il primo aspetto batte il secondo nel guidare un’eventuale scelta.

Per quanto riguarda il futuro, sono livemente preoccupato dal fatto che Apple cerchi di avvicinare sempre di più Mac OS X ad iOS: temo che se la gabbia dorata del Mac cominci ad assomigliare a quella di iOS, bisognerà abbandonare la nave, e con una certa rapidità…