Il blog di Alexjan Carraturo

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Firefox e i dischi SSD, come recuperare prestazioni

27 July, 2010 - 10:22

Chiunque abbia un netbook con dischi SSD ( dischi a stato solido ), usando firefox, soprattutto nelle versioni più recenti, può essersi imbattuto nel fenomeno dei “freeze”, ovvero dei blocchi temporanei di firefox (di solito 3-4 secondi) dovuti all’incapacità del disco di scrivere dati in un certo tempo ( semplificando molto).

Con le ultime release, il fenomeno si è palesato sempre più spesso, diventando veramente fastidioso. Per questo motivo mi sono messo alla ricerca di una soluzione. Rapidamente mi sono ritrovato davanti un “help” di Ubuntu (anche se a sua volta citava da un wiki di Arch Linux) dove dava degli interessanti consigli in merito ( qui ); oltre ai classici consigli per il corretto mounting di partizioni SSD sotto Linux, ci sono anche dei buoni consigli per Firefox (in inglese), che proverò a riportare tradotti in italiano:

  • Far memorizzare la chache di Firefox su /tmp/Firefox (considerando che /tmp sia montata come tmpfs). Scrivere sulla barra indirizzi “about:config”, cliccare sul tasto destro e creare una nuova stringa “browser.cache.disk.parent_directory” con valore “/tmp/firefox”.
  • Andare sul menu “Modifica -> Preferenze”, cliccare su “Sicurezza” e disabilitare le voci “Blocca i siti segnalati come minaccia” e “blocca i siti segnalati come contraffazione”. ATTENZIONE, questa opzione, se non si sta più che attenti è pericolosa per la sicurezza del computer e dei vostri dati. Non usatela a meno che non sappiate più che bene quello che state facendo.
  • Alternativamente, sempre su “about:config” si può settare “browser.cache.disk.enable” a “false”; Questa opzione diabilita la cache sul disco, ma la mantiene comunque in RAM ( per macchine con poca RAM può essere pesante). Si può inoltre ridurre le dimensioni della cache sulla voce “browser.cache.disk.capacity”.
  • Sempre su about:config settare la chiave “toolkit.storage.synchronous”  a 0. Se non esiste crearla come descritto sopra, solo che va creato nome nuovo intero.
  • Su about:config settare “browser.history_expire_days” a 7
  • Per resettare le cache sovradimensionate e partire da zero sulle cartelle locali, cancellare i file grandi con estensione .sqlite

Aperte le registrazioni per il Software Freedom Day 2010

20 July, 2010 - 01:29
A nome della Software Freedom International ( La società no-profit america che dal 2004 promuove la giornata mondiale del software libero ), vorrei comunicare a tutti i team che fossero interessati, che sono aperte le registrazioni sono ufficialmente aperte.

Ricordo, a coloro che non avessero confidenza con questo tipo di evento che l’SFD non è un Linux Day, e non ne vuole neanche prendere il posto. L’argomento è il software libero in generale, compreso quello per piattaforme non Linux (vd “The open CD”). L’evento ha natura prettamente divulgativa, con particolare attenzione al mondo della scuola e dell’università, non richiede quindi un particolare coefficiente tecnico.

Ovviamente, parlare dei sistemi GNU/Linux non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandabile, senza però alcun tipo di restrizione relativa al tipo di distribuzione.

L’evento è supportato dalla Free Software Foundation, ed è sponsorizzato a livello internazionale da Google, Linode, Danish Unix User Group e, come sempre, Canonical.

Vi invito quindi a visitare il sito ( http://www.softwarefreedomday.org/ ) per iscrivere un vostro team (non è necessario essere un lug/fsug/hacklab, basta essere abbastanza per organizzare un buon evento divulgativo ed essere dotati di tanta buona volontà) o per maggiori informazioni.

Ricordo inoltre che al fine di essere sicuri di ricevere il materiale da SFI per il vostro SFD, è necessario iscriversi entro il 31 luglio.

Per eventuali chiarimenti potente contattarmi al mio indirizzo di posta, oppure aprire un thread apposito sulla lista lug

Cordiali Saluti

Alexjan Carraturo


Il regalo giusto per me

8 July, 2010 - 09:39

Qualche giorno fa era il mio compleanno, e, come al solito si ricevono i regali, alcuni graditi altri meno. Con la mia ragazza esiste un antico ma validissimo accordo che prevede che il regalo in questione abbia certi prerequisiti.

Sappiate che dopo qualche anno non è facile mantenere queste condizioni, ma è davvero un bel gioco e soprattutto, sarà perché forse siamo un po’ sadici, ma ci piace molto di più l’idea di qualcuno che sia stato dei giorni a pensare cosa regalarci piuttosto di uno che abbia speso un sacco di soldi in fretta e furia per non doverci pensare. Sarà banale, ma la frase “è il pensiero che conta” noi lo prendiamo alla lettera, e i regali poco pensati e senza anima ci piacciono poco.

Marina mi ha regalato un banco di RAM da 1GB appositamente per il mio Acer Aspire One 110L, che di base parte con solo 512Mb di ram, e cosa più importante me lo ha anche montato; non che non ne fossi in grado, ma mi ha tolto una grande fatica, dato che ho delle mani molto grandi che ben poco si prestano al lavoro sul netbook. Inoltre per aggiungere RAM sul A110L bisogna praticamente smontare tutto il Netbook pezzo pezzo, con una procedura non proprio facilissima.

L’aggiornamento è andato a buon fine, e il computer ne ha beneficiato tantissimo sul piano delle prestazioni e della reattività. Ho tolto LXDE, ritornando a Gnome, e sono ritornato a Firefox lasciando Google Chrome, mantenendo un ottimo livello prestazionale. Devo ancora apportare delle modifiche software che forse mi permetterebbero di guadagnare un po di velocità, ma già così il risultato è ottimo.

Il punto chiave di questo post però non è il lato tecnico, bensì quello quello umano, e lo scrivo un po’ per esprimere la mia idea di come dovrebbe essere un regalo, e un po’ per ringraziare Marina dello splendido regalo, che mi permetterà di utilizzare con molta più soddisfazione il mio Acer One.

Quindi, grazie mille Marina.


Errori comuni sul mondo GNU/Linux – Parte 2

29 June, 2010 - 15:08

Come ho già detto in passato, in rete, esiste un genere di discussioni sul software, in particolare sui sistemi GNU/Linux, che tende ad alimentare dei falsi miti in negativo (vedere Parte 1 ). A quest’ultimi, che potremmo definire “Winari” o “utenti affezionati di Ms Windows” (o in tanti altri modi coloriti che non riporterò qui), si contrappongono i cosidetti “Linari” o “Linux entusiast”.

Dato che, come spesso accade i Winari soffrono della sindrome del pescatrore della domenica (ovvero quella tendenza a enfatizzare o esagerare sulle dimensioni del pesce…. riferendosi strettamente ed univocamente a quello pescato), non sia da credere che non ne soffra anche il Linaro. Essendo un mondo molto meno conosciuto di quello Windows, rapidamente si ingerano falsi miti, facilmente visibili in tanti forum.

Il primo, e ci tengo subito a smentirlo, e che non è vero che “con software libero si può fare quello che si vuole”; ci sono dei limiti nella licenza che fanno capire esattamente quale sia la differenza tra il free software e il pubblico dominio.

Non tutto quello che gira sui sistemi GNU/Linux è software libero; in passato ho documentato abbondantemente su questo blog e altrove il fatto che non tutto quello che è installabile su un sistema GNU/Linux sia necessariamente software FOSS. Esistono casi di driver/applicativi/plug-in di cui non si ha nemmeno il codice (Flash, skype, driver NVIDIA/Ati, firmware wireless etc…).

Altro punto chiave; Linux e compagnia bella non è stato scritto “dall’altissimo” o colleghi, ma da esseri umani dotati di buona volontà. Questo vuol dire che, per quanto un codice possa essere un “sorvegliato speciale”, qualche volta, qualche stupidata ci finisce. Quindi i sistemi GNU/Linux non sono infallibili, nonostante il buon livello raggiunto. Se state pensando “beh, non sarà perfetto, ma è più stabile di molti altri (senza fare nomi)”, sappiate che sono daccordo con voi.

Le “distribuzioni GNU/Linux” sono composizioni di pacchetti scritti da tantissimi autori o gruppi di lavoro; talvolta il rapporto pacchetto/autori e 1 a 1. Ciò implica che, per quanto possa essere eccezionale il lavoro di composizione, patch, compilazione e “pacchettizazione” svolto dal team della distribuzione, essi non hanno controllo diretto sullo sviluppo dei singoli software. Questo fa si che, in presenza di particolari errori del software, essi siano propagati a tutte le distribuzioni fino a correzioni sul software stesso a mezzo patch o nuove release.  A volte queste possono essere mosse proprio dagli sviluppatori delle distribuzioni in questione.

A seguire, c’è questa strana abitudine dei mega affezionati a esaltare eccessivamente le bontà dei sistemi GNU/Linux, arrivando poi di conseguenza alla inevitabile disillusione e di conseguenza, un ritorno negativo di immagine.

Ad esempio si dice sempre che Linux gira bene su computer vecchi; bene, questa affermazione sarebbe da moderare e da specificare molto, molto bene. Sarebbe meglio dire che alcune particolari distribuzioni Linux, permettono di utilizzare computer vecchi per alcune specifiche applicazioni. Altrimenti ci si ritrova, ed a me è successo, con gente che si lamenta in pubblico, perché l’ultima release di Ubuntu (o Fedora o che per esse), che parte con tanto di GDM e Gnome (o KDM e KDE), va lenta su un computer di 8 anni fa (classico p4 con 256mb di ram). Ora, per quanto sia un sistema molto più generoso con l’hardware anche per quanto riguarda i computer più recenti, dato che non ha ancora ricevuto un upgrade di codice via git dal padre eterno (Dio non esiste, ma se esiste usa SVN ) non si possono ancora fare i miracoli. E’ vero che per alcune applicazioni particolari, è possibile il riuso di hardware molto vecchio, ma non si può pretendere che in un computer ideato per girare con WinXp prima versione giri l’ultima release di Firefox con Facebook e Flash, su KDE 4.4. A volte è venuta gente da me, pensando che, dato che Linux era un sistema alternativo, era possibile far funzionare hardware rotto, che logicamente non funzionava nemmeno sotto Windows.

Altro falso mito da smentire, ma solo parzialmente è il connubio, di solito mal interpretato “sorgente aperto -> ottimizzazione -> prestazioni superiori”; badate bene che non sono propriamente false le frecce, ma neanche necessariamente vere. E’ vero infatti che in Linux c’è la possibilità di ottimizzare perchè si ha il codice sorgente, ma la realtà dei fatti mostra che nella maggior parte dei casi, i pacchetti precompilati usano il numero minore di ottimizzazioni possibili, per aumentarne la retrocompatibilità. E inoltre vero che, a parte alcuni casi specifici con software particolari e ottimizzazioni particolari, l’ottimizzazione per la specifica CPU, molto spesso, non da più del 10% in prestazioni (molto spesso anche meno). In caso di ottimizzazioni mal impostate, le prestazioni possono anche peggiorare. Cio è dovuto anche al fatto che non basta avere un compilatore che ottimizza per una determinata CPU, ma anche il codice deve poter sfruttare le potenzialità delle CPU stessa.

Linux è indubbiamente un sistema sicuro, però questo non vuol dire che lo sia in qualsiasi condizione; non si può pretendere la sicurezza senza la cura e la manutenzione del sistema stesso. Come tutti i sistemi deve essere mantenuto aggiornato a release stabili e messo in sicurezza nei vari aspetti (hardering, firewall, controllo degli accessi, servizi configurati correttamente e quanto altro sia utile a mantenere la sicurezza).  Possiamo dire, senza esagerare, che, un sistema GNU/Linux mal configurato può addirittura essere più insicuro di concorrenti proprietari, in quanto può offrire molti “punti di approdo” al sistema ed alla sua totale amministrazione. A supporto dellla mia tesi potrete chiedere a qualsiasi sistemista; non basta mettere linux per ottenere automaticamente sicurezza. Certo, facendo le cose per benino, si hanno, anche per l’utenza domestica, dei sorprendenti livelli di sicurezza e stabilità del sistema.

Con questo articolo, non voglio certo parlare male di Linux, ma, come già ribadito, vorrei evitare di ingenerare falsi miti, inutili se non addirittura dannosi; il software libero e linux sono cose bellissime, con gradissimo potenziale e spero un futuro grandioso, ma ad oggi, il modo migliore con cui possiamo aiutare lo sviluppo e la diffusione di questo sistema è l’impegno e l’onestà intelletuale.


Errori comuni sul mondo GNU/Linux – Parte 1

8 June, 2010 - 09:23

Non so se a qualcuno di voi è mai capitato, ma a me ogni tanto, complice anche google, mi capita di finire in quei siti di tecnologia frequentati da utenti Linux, Windows e Mac. Ovviamente, nello spazio dei commenti alle notizie, o nei relativi forum, vedo spesso scatenarsi delle guerre filosofiche che rasentano l’inutilità totale, e, anche se la parte litigiosa (scatenatrice di “flame”) di me vorrebbe buttarsi nella mischia e dire la propria, la parte razionale di me sa bene che si rischia solamente di entrare in un inutile turbinio di messaggi, che non porterebbero a niente.
Vorrei poter dire che ce la faccio sempre a resistere, ma qualche volta, SBAGLIANDO, cedo. In generale, non è la voglia di far prevalere Linux a spingermi, ma l’inondazione di inesattezze presenti in queste discussioni. Ho potuto notare con il tempo, che questi errori sono abbastanza comuni e si ripetono spesso. A questo punto perchè non scrivere un articolo dove cercare pacificamente di porre rimedio a tali errori.

Questo post, non è un attacco ai sistemi Microsoft, ma, essendo utilizzati spesso come esempi di “qualità ed estrema facilità di utilizzo”, ho ritenuto corretto utilizzarlo come termine di paragone diretto.

  1. Linux non è gratis, è libero. Il fatto che sia gratis fa cadere spesso nel luogo comune che “se è gratis vuol dire che vale meno”. In realtà l’essere libero ha fatto si  che sui sistemi GNU/Linux abbiano lavorato tantissimi sviluppatori, più di quelli che hanno lavorato ai vari sistemi proprietari (Mac e Win). Università, centri di ricerca, aziende, hacker e, a volte, anche semplici utenti smaliziati, sono stati in grado di collaborare a questo grande progetto. Per capirsi, oltre all’uso domestico, sistemi Linux sono utilizzati nei mega centri di calcolo di tutto il mondo (vedere qui alla sezione by OS), e in tantissimi sistemi server.
  2. I sistemi GNU/Linux sono software libero, ma non sono IL software libero; esiste tantissimo software libero per tante altre piattaforme, anche proprietarie.
  3. Contrariamente a quanto si pensa, esistono grandi aziende che offrono supporto enterprise su Linux, come ad esempio Red Hat e Novell, e si integrano anche con soluzioni proprietarie di massimo livello (es. Oracle)
  4. Linux offre supporto a buona parte dell’hardware general porpouse in circolazione, senza il bisogno di driver di terze parti in particolare; questo non si può dire di altri sistemi. Mancano hardware particolari. Nella maggior parte dei casi l’hardware funziona al primo colpo, in alcuni è richiesta qualche operazione di “fine tune” (configurazioni specifiche) e in pochi altri casi non esiste il supporto.
  5. L’installazione di Linux è facile quanto se non più di quella di Windows; questo discorso viene fatto di solito da chi trova Windows preinstallato sul computer, e non si è mai azzardato a reinstallare Windows. Anche quando le cose vanno storte, questa tipologia di utenti utilizza, o immagini di ripristino, o chiedono a qualcun altro di farlo al posto loro.
  6. Al contrario di quanti molti pensano, esiste assistenza professionale a pagamento per i sistemi GNU/Linux. Ma chiunque conosce un po’ il mondo delle comunità FOSS, sa bene che è possibile trovare aiuto “volontario” sui sistemi GNU/Linux sul web, nelle numerosissime comunità, mailing list, forum e siti dedicati all’argomento. Un utente Microsoft, tanto per fare un paragone, dispone o del supporto tecnico del negozio da cui ha comprato il computer (di solito limitati al minimo denominatore) o da servizi di assistenza a pagamento. Parlando di utenti comuni, quasi tutti chiamano il classico “amico esperto” (o presunto tale), prima di rivolgersi ai negozi o alle singole case produttrici hardware., ma mai, in ambito consumer, ho visto qualcuno rivolgersi all’assistenza Microsoft, se non per questioni strettamente legate a problemi di attivazione di licenze (NDA Oppure negli ultimi anni, nessuno mi ha avvertito, e il mio numero è stato aggiunto a quelli dell’help desk di MS).
  7. I sistemi GNU/Linux, ed in particolare le distribuzioni User-friendly, non sono difficili da utilizzare, ma come anche Windows e Mac, richiedono tempo e pazienza per essere padroneggiati; molti utenti dimenticano che agli inizi, hanno dovuto faticare e non poco, per inziare ad usare il loro primo sistema operativo (Microsoft o Apple che sia). Molti iniziano il proprio percorso “informatico” su piattaforme Microsoft, e cio rende l’intefaccia grafica di Windows la più “familiare”, e anche una delle più difficili da far abbandonare. Il fatto che vi sia un “costo” in apprendimento da parte dell’utente, non deve assolutamente far credere che le interfacce grafiche libere siano complesse, ma semplicemente diverse. Ad oggi, con troppa facilità, molti utenti giustificano la loro “accidia” nel voler imparare qualcosa di nuovo, rifacendosi alla atavica complessità dei sistemi GNU/Linux, pur essendo utenti assai esperti e smaliziati, e che abitualmente compiono operazione assai più complicate della gestione di sistema ( Tra coloro che propugnano la “complessità d’uso” di un sistema Linux, spesso vi sono utenti disposti a modificare complesse chiavi alfanumeriche del registro di Windows, a spingersi in operazioni di “tweak avanzato” ed a utilizzare complesse “crack” pur di poter utilizzare software proprietario, per poi asserire che due comandi bash sono complicati).
  8. Installare i pacchetti sui sistemi GNU Linux è facile, soprattutto nelle distro User Friendly. Su ambienti microsoft, per installare un programma dalla rete è necessario andare su internet, cercare chi fa un certo programma, vedere da dove scaricarlo, scaricarlo, aprire l’installer, seguire i vari passaggi indicando, qualora richiesto, le opzioni del caso (collocazione, parti installate, etc) e nel caso ripetere la medesima procedura nel caso di dipendenze. Su un sistema GNU/Linux, per fare la medesima cosa è sufficiente aprire un semplice programmino con scritto “Aggiungi/Rimuovi software”, cercare il nome del programma, fare doppio clic, dopo di che il gestore stesso scarica, installa e configura in automatico il software in questione e le relative dipendenze. Senza contare che lo stesso gestore, non solo fa quanto di cui sopra, ma aggiorna tutto il software installato, e non solo il sistema operativo come fa quello Microsoft. Ora, volendo fare della retorica, quale sara il sistema più semplice? Ed il secondo sistema sembra davvero così difficile alla luce di quanto abitualmente si fa nel primo?
  9. Non è assolutamente vero che installando un sistema GNU/Linux sul computer si possa perdere la garanzia sul hardware. Ovviamente le case non sono tenute a darvi garanzia software all’infuori del sistema operativo con cui il computer è stato venduto (e ciò vale anche se cambiate versione di Windows, come ad esempio da Vista a XP o 7, o da XP a Vista o 7, a meno  che non sia espressamente indicato dalla casa produttrice, e quasi mai lo è).
  10. Non è vero che su Linux manchi il software per l’uso di tutti i giorni: esistono software per quasi tutte le esigenze domestiche comuni. Per modifcare le foto di un battesimo basta Gimp ed F-spot, non serve un software da fotografi (anche se lo sconsiglio, Photoshop è comunque installabile sotto “wine”). Per la rielaborazione del filmino delle vacanze ( solitamente di scarsa qualità audio/video e di “regia”) non serve certo un software complesso e costoso come quello utilizzato negli studi professionali, può bastare KDEnlive. Di applicazioni multimediali ce ne sono tantissime, e per la rete ancora di più. Senza dimenticare poi che, se è vero che un sistema GNU/Linux generalmente parte con tutto il necessario per funzionare egreggiamente, i sistemi Microsoft spesso hanno solo il minimo indispensabile.

Ovviamente, come tutti i sistemi operativi, ma anche, come tutto il software in generale, il Foss, ed i sistemi GNU/Linux, hanno i loro bravi difetti, e soprattutto, su questi sistemi esistono altri falsi miti di infallibilità e perfezione che non sono ne facenti parte della natura del software, ne di quella dell’uomo in generale. Di questo mi occuperò nella seconda parte del post.
Continua…..
(parte 2)




Apple, ad ognuno le proprie illusioni

5 June, 2010 - 09:42

Vi è mai capitato di incontrare un seguace Mac (nota: indicherò spesso con “Mac” i computer di casa Apple)? Girando per conferenze e parlando di argomenti come GNU/Linux capita sempre il fenomeno che con tanto di Macbook Pro, deve per forza venirti ad illustrare il “perchè il Mac sia migliore”.  Di base non  apprezzo tantissimo la Apple per le sue politiche sul software (rilascia le cose in modo open source solo quando gli fa comodo) e sul DRM, e ancora di meno chi cerca di vendere per “certo” cose che sono aleatorie e soggettive. In più, parlando con tutta onestà, sarà sfortuna mia, ma ho sempre incontrato possessori di Apple che lo prendevano giusto perchè “fa figo” il Mac, o perchè rappresenta quello che secondo loro è il “Think Different”, piuttosto che per reali esigenze tecniche.


Con questo non voglio dire che i sistemi GNU/Linux siano necessariamente i migliori, se non ovviamente per la licenza molto più libera (si, sono uno di quei matti che considera la licenza come un parametro di valutazione del sistema), ma che questi Mac, a guardarli bene bene, di speciale hanno ben poco; molte volte infatti, il parametro di confronto è molto soggettivo o addirittura falsato e fuorviante.

Partendo dall’hardware, i Mac, al contrario di quanto avveniva fino a qualche anno fa, montano hardware e periferiche comuni ai computer di tutte le altre case costruttrici (Processori Intel e relarivi chipset, schede grafiche Nvidia e periferiche di memorizzazione di produzione comune), solo che costa molto di più. Vorrei dapprima smentire il falso mito che la Intel, la NVIDA o le altre case produttrici facciano dei pezzi appositamente per i computer Apple; quei pezzi sono identici in tutto e per tutto ai loro omologhi presenti nei computer comuni, e ciò è dimostrabili con dei semplici tool di gestione hardware. Se prendiamo in esame questo  HP e questo Apple, prodotti teoricamente appartenenti alla stessa fascia, possiamo vedere come,  alla fine, il prezzo del Apple, nonostante hardware del HP sia in generale più potente, sarà di oltre 500 euro superiore). Per quanto sia presente una corrente di pensiero nel mondo dell’informatica che sostiene che se le cose costano di più, valgono di più, in generale dubito che prendendo una CPU i5 della Intel, se la si paga di più, essa vada di più

Sempre in merito all’hardware, ci tengo a sfatare il falso mito relativo all’affidabilità dei Mac; contrariamente a quanto si propaganda in giro, anche i Mac, come tutti i normali computer costruiti con hardware similare, si rompono. E ve lo dice una persona che ha lavorato per anni all’interno di catene di grande distribuzione di elettronica/informatica. Ciò è completamente normale nel mondo dell’elettronica comune, non gli ne faccio certo una colpa, ma neanche un merito. Dato che questa non è una campagna denigratoria, ma semplicemente una mia personale analisi, è giusto parlare anche dell’eccellenza quando c’è; l’assistenza Apple, e lo dico sempre basandomi sull’esperienza lavorativa di cui sopra, e senza dubbio una di quelle più preparate, più veloci e che in assoluto fanno meno storie con i prodotti da mandare in assistenza. Avendo avuto che fare con le assistenze Acer, HP, Packard Bell, Toshiba, quella Apple è un paradiso a confronto; quindi diciamo che anche gli apple si rompono, ma è meno una rottura di scatole quando deve andare in assistenza.

A questo punto di una comune discussione, di solito entra in gioco il fattore meno significativo della discussione; il design. So di sembrare estremamente grezzo nel dire che onestamente considerò i computer per quello che fanno, non per la carrozzeria, considerando anche il fatto che, ne funzionalmente, ne a livello di protezione, gli chassis dei Mac non offrono niente di più rispetto ai comuni PC; per intenderci, quando compro un computer, non vedo se sta bene in salotto, ma le sue caratteristiche tecniche. Sarò limitato, o forse perchè sono di Arezzo, ma se si vuole qualcosa di bello da sfoggiare, non si compra un computer, si va in gioielleria. Soprattutto se il design è solo estetico, e non aggiunge nessun parametro funzionale / pratico all’oggetto in questione.

In ultima analisi, ma non certo per minore importanza, si deve necessariamente parlare del S.O., unica vera caratteristica distintiva marcata tra i Mac ed i comuni Pc (anche se, come abbiamo visto, anche i Mac, sono comuni PC). Qui il discorso si fa assai più complicato in quanto bisogna analizzare alcuni fattori fondamentali e l’unico modo per farlo è quello di prendere a paragone altri sistemi operativi ad uso Desktop (Windows e una GNU/Linux per uso domestico come Ubuntu, Fedora o OpenSUSE).

  • Compatibilità Hardware: Anche se all’apparenza può sembrare che funzioni tutto sui mac, in realtà esistono numerose periferiche per le quali non esiste alcun driver per il MacOSX, e dato che in buon parte si affida ai produttori hardware per i driver (preso a se stante il supporto del sistema operativo è assai limitato). Se poi parliamo di computer in generale, Windows e Linux girano (scusate il termine gergale) su un numero assai più numeroso di computer rispetto al software di casa Mac ideato per girare solo sui loro computer. Vista in questa ottica, MacOS è un sistema operativo assai limitato. Se si deve riconoscere a Windows la palma d’oro per la compatibilità di Hardware “general porpouse”, grazie anche ai produttori di terze parti (Di solito un hardware ha quasi sempre un driver per Windows, qualche volta anche per Mac, quasi mai per Linux), Linux, oltre al gran numero di periferiche supportate “internamente”, ha dalla sua anche il supporto sul maggior numero di architetture. Inoltre, ne Windows ne Linux, non hanno la pretesa di scegliere al posto dell’utente il costruttore dell’hardware, lasciando, a meno del vincolo prestazionale, la scelta “libera”.
  • Struttura di sistema: Onore al merito alla Apple, che negli anni e con qualche manovra non proprio chiarissima, è riuscita a realizzare un interessante sistema Microkernel ibridato, partendo da Mach e alcuni pezzi di BSD (roba scritta da altri per capirsi). Il sistema, messo su hardware contemporaneo è sicuramente sicuro, veloce e stabile (cosa che si può dire anche per i sistemi GNU/Linux). Di fatto, la sua architettura riesce a fornire una marcia in più su alcune applicazioni multimediali.
  • Interfaccia: Interfaccia (grafica) è una di quelle cose che merita una nota a margine, in quanto si cerca di rendere oggettivo qualcosa che è soggettivo. Non è possibile con parametri oggettivi decidere quale sia l’interfaccia migliore, e quale sia la più comoda, e questo nel mondo GNU/Linux lo si è capito da tempo. Ad esempio molti utenti Linux preferiscono Gnome a  KDE, ma io ad esempio la penso diversamente. Molti ritengono che l’interfaccia Mac sia “più intuitiva” rispetto a Windows, ma tanti altri la vedono diversamente. Dire che un S.O. ha l’interfaccia migliore in assoluto, dimostra una scarsa conoscenza di quello che può essere veramente l’interazione uomo-macchina.

Quello che sto cercando di tramettere non è un messaggio contro i “Mac” in assoluto, o contro gli utenti Mac o qualsiasi altra cosa ci si potrebbe aspettare da un supporter del software libero.

Penso di essere stato molto onesto nella mia analisi, cercando di vedere sia i difetti, ma anche i pregi. Se volete comprarvi un “Mac”, fate pure, la vita è la vostra, i soldi pure, fateci quello che volete. Ognuno sceglie in libertà e secondo i propri gusti lo strumento che più si adatta alle sue esigenze. Di fatto però, non cercate di propinarci la favoletta che i computer Apple sono i migliori in assoluto, perche, come penso di aver chiarito sopra, non è per niente credibile. Il pacchetto complessivamente non è niente male, ma qualora esistesse modo, se si riuscisse a portare GNU/Linux all’interno del mondo della grande azienda “general consumer” si otterrebbero risultati similari (se non superiori). Con Windows al momento non c’è paragone, dato che comunque, al momento, detiene il 90% del marcato consumer.

Infine tre piccoli miti da sfatare:

  1. Se siete di quelli che pensano che la Apple ha “innovato” tantissimo all’interno del mondo dell’informatica moderna, è opportuno che vi rileggiate bene la storia per benino, in quanto, se c’è una cosa che la Apple ha saputo fare bene, non è innovare, ma copiare, metterci una mela sopra, far credere che fosse “oro” e vendere a caro prezzo.
  2. C’è da sfatare un altro mito; Microsoft al momento non possiede più pacchetti azionari della Apple; li ha comprati nel 1997 dopo l’accordo con la casa della mela, e li ha rivenduti all’incirca nel 2001 (non senza un po’ di profitto).
  3. La licenza con cui vengono rilasciati alcuni pezzi di MacOSX, tra cui parte del kernel è la APSL (Apple Public Source License), è una licenza Open Source riconosciuta dall’OSI, ma NON è compatibile con la GPL.  Mac non rilascia tutto il sistema Open Source come alcuni credono, ma solo alcune parti, molte delle quali prese da altre parti, alcune in comune con i sistemi GNU/Linux. Per confermare quanto detto, basta consultare la pagina http://www.opensource.apple.com/release/mac-os-x-1063/.

Acer Aspire One, Fedora 13 e pulseaudio; adesso il microfono funziona

1 June, 2010 - 13:53

Già con Fedora 12 si era presentato il problema del microfono con pulseaudio. Quando pulseaudio era attivo, non c’era verso di far funzionare il microfono. In un primo momento, e su suggerimento di alcuni ho provato vari settaggi del modulo snd_hda_intel

  1. model=acer-aspire
  2. model=acer-one
  3. model=acer-dmic

A parte il primo, gli altri davano seri problemi in riproduzione, e nessuno di questi, faceva funzionare il microfono. Disaboiltando il pulseaudio, e reimpostando i vari programmi che necessitavano del microfono, sono riuscito, non senza qualche problema, a far funzionare programmi come Skype. Questo tipo di approccio, molto slackwarista, è un workaround molto “artigianale” e poco pratico alla lunga, in quanto pulseaudio è sempre più integrato all’interno dei sistemi GNU/Linux Desktop come Fedora, Ubuntu e openSUSE. Cercando on-line, avevo visto che il problema era comune a tantissime distribuzioni; seguendo il consiglio di altri forum, avevo installato sia pavucontrol che pavumeter, ma senza risultati. Fino a quando, leggendo sul Forum di aspireone.it,  ho visto che si suggeriva di abbasare un singolo canale (nel mio caso il sinistro, come in figura), e lasciare l’altro alto; a questo punto il microfono ha funzionato perfettamente. Per quanto semplice, onesamente dubito che ci avrei pensato.


p4-clockmod, inutile se non addirittura dannoso

29 May, 2010 - 09:36

Chiunque abbia posseduto un pentium4 sa bene quanto possa consumare a livello di “energia” elettrica, in particolare se montato all’interno di un notebook. A questo proposito, gli utenti di sistemi GNU/Linux si sono sempre avvalsi di moduli di scaling. Generalmente per i processori intel pentium4 si è sempre utilizzato il modulo “p4-clockmod”, mentre per gli altri processori più recenti, il modulo “acpi-cpufreq”. Anche alcuni p4 utilizzavano acpi-cpufreq al posto del p4-clockmod, ma non mi sono mai saputo spiegare la ragione di tale differenza.

Con il mio vecchio pentium4 ho sempre utilizzato p4-clockmod, convinto che esso realmente cambiasse la frequenza della CPU, fino ad oggi che, dopo un periodo di lunga inattività, e dopo una installazione riuscita di Fedora 13, ho provato a riattivare la combinazione “scaling + governor ondemand”. Una prima delusione l’ho ottenuta scoprendo che dal 2.6.30 (attualmente in uso 2.6.33), richiamando il governor ondemand si ottiene questo messaggio

ondemand governor failed, too long transition latency of HW, fallback to performance governor

Cercando attentamente nella rete, mi sono imbattuto in questo post su LKML (la maling list non ufficiale, ma molto completa sul kernel linux).

Scopro, con non poca sorpresa, che il modulo da me utilizzato per anni, realmente non abbassa la frequenza del processore, ma semplicemente forza il processore a fare dei cicli di idle. Questo tipo di approccio, con “carichi di lavoro” pesanti, non solo non fa risparmiare energia, ma ne fa consumare anche di più.

Inoltre, leggendo altrove, scopro che comunque, con modifica al sorgente del modulo e conseguente ricompilazione (cosa da cui questa volta mi esimerò), è possibile riattivare il modulo on-demand, e quindi, far tornare all’opera il funzionamento fittizio del modulo p4-clockmod. Infatti, il suo non funzionamento è un fatto prettamente voluto ed impostato a livello di sorgente.

Segue la patch per il kernel

— a/arch/x86/kernel/cpu/cpufreq/p4-clockmod.c
+++ b/arch/x86/kernel/cpu/cpufreq/p4-clockmod.c
@@ -246,7 +246,10 @@ static int cpufreq_p4_cpu_init(struct cpufreq_policy *policy)
cpufreq_frequency_table_get_attr(p4clockmod_table, policy->cpu);

/* cpuinfo and default policy values */
-       policy->cpuinfo.transition_latency = 1000000; /* assumed */
+
+       /* the transition latency is set to be 1 higher than the maximum
+        * transition latency of the ondemand governor */
+       policy->cpuinfo.transition_latency = 10000001;
policy->cur = stock_freq;

return cpufreq_frequency_table_cpuinfo(policy, &p4clockmod_table[0]);

Tratta da: http://forum.sabayon.org/viewtopic.php?f=56&t=20313.


Fedora 13, una gradita conferma

27 May, 2010 - 07:46

Lo so che quanto sto per dire probabilmente non sarà gradito a molti miei colleghi fedoristi, e probabilmente per altri sembrerà assurdo, ma a mio avviso le release dispari sono migliori delle pari. Se è vero che con le release pari ho sempre avuto qualche intoppo, in quelle dispari ha sempre funzionato tutto al primo colpo, e con questa 13, da buona dispari, è stato così

Ho avuto già modo di provare l’installazione minimal, novità assai gradita di questa edizione, sul Acer Aspire One 110 e la Desktop, su un vecchio portatile Pentium 4, entrambi montano solamente 512 Mb di ram.

L’installazione “Minimal” è solo per utenti più esperti e smaliziati che sanno dove devono mettere la mani ed hanno voglia di farlo; installa solo il minimo indispensabile a far partire il computer su terminale (quindi niente interfaccia grafica), ma tramite pochi giri di “yum” è possibile installare tutto (e solamente) quello che si vuole. Avendo fatto solo l’installazione minima, mi è stato possibile quasi subito applicare i classici “workaround” per i dischi SSD.

Probabilmente molti Slackwaristi, Debianisti o Arcieri (così si chiamano gli utenti Arch) mi diranno che quelli di Fedora si sono scoperti “l’acqua calda”, e che altre distribuzioni fanno queste cose da una vita, ed avrebbero ragione. Ma in questo caso, evviva “l’acqua calda”, perchè questo novità aggiunge ad un sistema “user friendly” una grande facilità di personalizzazione per utenti esperti (era possibile anche prima con la scelta individuale dei pacchetti, ma rispetto alla modalità Minimal era più macchinosa)

La Desktop è la classica installazione “user friendly”, come nelle precedenti versioni, dove, con poche opzioni funziona tutto subito. Avendola messa su un computer così datato (più di 7 anni) pur funzionando tutto su gnome, ho deciso di fare una passo indietro per venire incontro alle prestazioni del PC, installando i classici LXDE e Slim, ottenendo il risultato sperato; un desktop utilizzabile.

L’installer ha una grafica aggiornata, e, a mio avviso, di gran lunga migliorata, anche e soprattutto nella gestione delle partizioni

Al momento non ho ancora avuto modo di provare la 64-bit  sul core 2 duo, che in passato è stato il computer ad offrire più problemi.

Per sapere le effettive novità del sistema, potete leggere sul sito di fsugitalia.


Libera o non Libera, questa è la distribuzione.

17 May, 2010 - 09:55

Dopo anni di civile convivenza tra FSF e le distro GNU/Linux presenti sulla piazza, da qualche anno, cresce in continuazione la polemica sulla presenza o meno di software “proprietario” (anche se in alcuni casi tale termine è usato impropriamente) sulle distribuzioni GNU/Linux. Dalla precisazione che ho fatto sopra, c’è porre delle premesse particolari, che potranno sembrare scontate, ma non lo sono per tutti.

Spiegandola in maniera semplice possiamo dire, che quasi tutte le più grandi distribuzioni GNU/Linux non rientrano nei canoni FSF (nomi eccellenti come Ubuntu, Fedora, openSUSE, Debian, Mint, Arch, Slackware), ma solo poche distribuzioni derivate la cui lista è disponibile sul sito di FSF ( http://www.gnu.org/distros/free-distros.html ), di cui parlerò in seguito.

Prendiamo per buona la definizione di Software Libero, direttamente da quella di FSF, e quindi delle 4 libertà del software; da questo assunto però non possiamo altresì considerare la GPL (se non nella sua versione v.3) come garanzia assoluta di “software libero”. Vedremo infatti che talvolta, nel contendere, rientrano anche programmi (o frammenti di tali) rilasciati in GPL v.2, ma non considerati “liberi”. Ricordo, in aiuto del lettore novizio, che, per quanto sempre licenze FSF, la v.3 arriva nel 2007, a differenza della v.2 che è del 1991; in particolare la GPL v.2, nonostante sia stata pensata anche essa per mantenere le 4 libertà fondamentali, è stata scritta basandosi esclusivamente sulle leggi statunitensi del copyright, non considerando il vincolo forte delle “software patents”. Inoltre, cosa contestata dai più, con l’uso ambiguo e poco chiaro dei termini “distribution” e “derivate work”. Queste “mancanze” e “ambiguità” sono state abbondantemente correte nella versione v.3.

Concedetemi adesso la possibilità di dividere il discorso su 3 filoni differenti, a seconda del tipo di software proprietario (o presunto tale) che vi è a monte della contestazione da parte della FSF; Kernel, Programmi e Standard.

1) Kernel: Per chi ha confidenza con il concetto di kernel è abituato a pensarlo come il nucleo principale del sistema operativo, all’interno del quale esistono le “funzioni primitive” di gestione del sistema operativo, e, nel caso di sistemi come Linux o BSD, della categoria dei “monolitici” (ovvero dove è tutto incluso nel kernel), il posto dove risiedono i driver. Con “driver” si intendono genericamente quei “programmi” (il termine è improprio) atti alla gestione delle varie componenti hardware. Sappiamo che per vari motivi, gia abbondantemente spiegati dalla Linux Foundation, il kernel Linux è rilasciato sotto forma di licenza GPL v.2. All’interno del kernel (sorgente), così come rilasciato dalla Linux Foundation (generalmente si indica con il termine vanilla) , sono presenti, oltre a numerosi driver di cui è disponibile il codice, numerosi driver presenti richiedono il caricamento di un “firmware” esterno, o di codice normale accompagnato da “blob binario” (possiamo immaginarlo come un grosso array numerico, da cui difficilmente possiamo capire cosa ci sia scritto dentro). Questo tipo di comportamento, tenuto dagli sviluppatori Linux per venire incontro alle casi produttrici di hardware, che pur volendo offrire un supporto a Linux, non erano ansiose di rilasciare i propri codici, ha mandato su tutte le furie i puristi del software libero, che si ritrovavano pezzi di codice “proprietario” (definizione impropria, perchè assume che tutto ciò che non sia libero secondo GPL sia proprietario, in realtà ci sono diversi toni di grigio tra il bianco ed il nero) nel kernel. Senza perdita di generalità, possiamo dire che lo stesso vale per i driver ( in quel caso molto più proprietari nella licenza di rilascio ) di alcune schede grafiche di grande successo come Ati e NVIDIA, che però, proprio per motivi di licenza è rilasciato esternamente al kernel (ciò è dovuto anche a brevetti e segreti industriali di ditte terze che collaborano con loro). Tornando al kernel però, a difesa di Torvalds e soci c’è sicuramente il fatto che molte delle periferiche di nuova generazione escono si con il supporto Linux, ma con il loro bel firmware (basti pensare a prodotti come le schede wireless della intel, senza dubbio le “best seller”, insieme a broadcom, nel mercato). In altre parole, rinunciare alla possibilità di avere questi driver, per molti nella comunità, sarebbe un suicidio e la vanificazione del lavoro fatto in tutti questi anni per diffondere Linux (e di consenguenza i sistemi GNU/Linux). I più fedeli alle regole FSF hanno trovato la loro soluzione nel kernel Linux-libre, una versione in cui vengono rimossi i driver non completamente liberi, ovviamente, riducendo pesantemente la compatibilità hardware. E non si parla solo di schede wireless, ma anche di schede di rete, grafiche, schede TV, bluetooth  ed altre. In alcuni computer, dopo alcuni test, si rischia di ritrovarsi con il solo terminale, incapace di comunicare con il resto del mondo. Ovviamente sono solo alcuni casi. In altri casi le limitazioni possono essere ridotte, ed in alcuni casi di macchine, addirittura si arriva al 100% di copertura con i soli driver liberi. Ovviamente, si parla di casi specifici, generalmente ben lontani da quello “general porpouse”, reperibile nei comuni negozi di computer. Ovviamente, distrubuzioni che cercano di mantenersi sia mainstream che user-friendly (Fedora, Ubuntu, OpenSUSE ma anche Debian, Slackware, Arch o Gentoo) si mantengono sul Vanilla (quindi quello rilasciato dalla Linux Foundation), aggiungendo un numero arbitrario di patch (modifiche) per aumentare ancora di più la compatibilità e la stabilità del sistema. Questo ha portato i seguagi FSF a cercare distribuzioni diverse, basate sulle mainstream di cui sopra, ma integranti di base il kernel Linux-Libre, per essere sicuri al 100% di non utilizzare software proprietario (Es. GnewSense, Blag, Dragora etc…). Un discorso a parte è da farsi per i driver proprietari esterni al kenrel; ad oggi molte distribuzioni, anche mainstream, tengono fuori questi driver sia dal repository principale di installazione, sia per quello degli aggiornamenti, posizionandoli appositamente in mirror esterni, attivabili solo a richiesta dell’utente, ed in alcuni casi, con tanto di avviso sul fatto che possano contenere software non libero.  In questo modo, si cerca di lasciare al’utente la libertà di scegliere cose volere nel proprio sistema. Su distro come GnewSense ovviamente ciò è reso virtualmente impossibile, perchè tali mirror non sono attivabili (in realtà con un piccolo hack, anche su quelle si può installare tutto il software proprietario che si vuole). Vedremo poi che la ragion d’essere di queste distribuzioni, essendo impossibile bloccare l’installazione di software proprietario o non libero, sia semplicemente quella di non “consigliarlo”.

2) Programmi; contrariamente a quanto si può pensare comunemente, il fatto che un programma funzioni sotto sistemi GNU/Linux non vuol dire che sia necessariamente software libero. Anzi, con il passare del tempo, aumenta sempre di più la possibilità di installare software non libero, o proprietario all’interno del proprio sistema GNU/Linux. Basta citare esempi come Skype o Nero (versione Linux) per capire di cosa si stia parlando; questi programmi, pur eseguendosi perfettamente sotto linux, sono quanto di più lontano dall’essere software libero. Anche qui, la differenza tra le distribuzioni 100% libere e quelle è visibile nella possibile attivazione o meno di determinati mirror (sorgenti software) aggiuntivi, un po’ come si era visto nei driver del kernel. Una menzione particolare spetta poi alle plug-in, ovvero a quei “sotto-programmi”, ideati per completare, aumentare o modificare le funzioni di un determinato programma; l’esempio più comune di plug-in in ambito linux è senza dubbio il browser firefox, dove, attraverso semplici operazioni è possibile attivare plug-in rilasciate con qualsivoglia tipo di licenza; bene inteso rimane il fatto che Firefox in se esce come software libero, ma che, secondo alcuni, suggerisce (o consente) l’installazione di plug-in proprietari. Uno su tutti, e neanche a dirlo, è il supporto per il Flash. Per ovviare a ciò, i puristi del software libero indicano come soluzioni l’utilizzo di IceCat (fork di Firefox con restrizioni in merito alle plug-in) e per quanto riguarda Flash, consigliano l’utilizzo di Gnash, che dovrebbe sostituirsi a Flash. Gnash però, almeno su i test che ho condotto sino ad adesso (versione 0.86), non sembra funzionare minimamente con i video ed i siti con contenuti Flash più comuni (es. youtube). Distribuzioni come Fedora ad esempio, rilasciano nella loro repository Gnash, e non Flash, che è rilasciato su un mirror completamente estraneo, ma il semplice fatto che sul sito venga descritta la modalità di installazione della plug-in (con tanto di disclaimer sul fatto che non sia software libero), suggerisce ai puristi ben pensanti di condannare tale atteggiamento come “suggerimento di software non libero”. Ovviamente, una distribuzione 100% free, non garantisce l’impossibilità di installare queste plug-in o questo software, ma solo di renderlo più arduo (in alcuni casi neanche tanto). Ricordiamoci infatti che molte di esse sono comunque cloni, e quindi in qualche modo compatibili con la versione originale (es GnewSense -> Ubuntu, e nelle prossime versioni Debian ). La tanto proclamata “garanzia di software libero”, in realtà, non solo non è a prova di “power user”, che facilmente riuscerebbe consapevolmente ad installare al suo interno software non libero, ma neanche a prova di utente normale, che incosapevolmente riuscirebbe facilmente ad installare software non libero.

3) Standard (e formati): Su questo non vi è a tutt’oggi una grandissima chiarezza, e per fortuna, nemmeno quella rigidità mostrata in altri ambiti. Se parliamo di standard o formati, a parte qualche piccola eccezione, le distribuzioni più o meno si equivalgono nel supporto, fatta eccezione, per esempio, per l’utilizzo di Codec proprietari (Flash, Divx, RealPlayer, Quick Time, etc.. ) che sono esclusi. Risultano invece supportati quelli della famiglia “peg” (mpeg, jpeg, mp3) se non con qualche limitazione di sorta; tale cosa non deve stupire, in quanto, pur essendo formati proprietari, esistono software liberi per la loro “lettura”. Ovviamente, se si considera l’utente tipo della distro 100% Free, la tendenza sarà quella di evitare possibili compromessi ed utilizzare standard aperti ( ogg, theora, Xvid, odf… ). Questi standard purtroppo, soprattutto per chi vive in gruppi basati su “sistemi misti”,  sono estremamente sotto utilizzati. Quindi privare un utente della possibilità di installare determinati “codec”, può voler rappresentare il mancato accesso a determinati documenti o file. Questo nell’utente medio, non verrebe certo visto come aspetto negativo degli standard chiusi, ma semplicemente come fallimento e mancata funzionalità del software libero. A volte, quando si parla di software libero, molti, soprattutto i più “fanatici”, dimenticano che nella maggior parte dei casi, dall’altra parte dello schermo, non ci sono degli attivisti, ma dei semplici “utenti”, che non sono disposti a sacrificare la funzionalità in cambio della libertà. L’utente vede il computer, e quindi il software su di esso installato, come un mezzo per svolgere determinati compiti; se non li svolge come si aspetta, l’utente cercherà un colpevole, e, escludendo se stesso, a parità di hardware, farà il confronto tra qullo che poteva fare prima con “Windows” e quello che non riesce a fare ora con Linux (che sia anche semplicemente guardarsi un film). La differenza risultante farà si che l’utente medio  non veda il problema degli standard, ma confermerà quell’antico e sbagliato pregiudizio che “se è gratis vale di meno”.

Ovviamente, che si usi una distribuzione 100% Free o meno, tali standard, e sto dando un parere personale, dovrebbero essere fortemente incoraggiati. Tale tema però meriterebbe una trattazione a parte più dettagliata.

Volendo dirla tutta, anche le distribuzioni “mainstream”, pur garantendo la piena funzionalità del sistema, e la possibilità agli utenti di installare il software che preferiscono, dovrebbero chiedere all’utente finale “il permesso” (durante l’installazione o l’uso quotidiano) per installare software proprietario (o comunque non libero), spiegando, se possibile, i rischi e le negatività del software non libero.

Il fatto di cercare di impedire (in maneira comunque relativamente blanda) l’installazione del software non libero rappresenta una grave mancanza di fiducia nell’utente finale e nella sua capacità di scelta individuale.Molti attivisti facenti parti dei progetti “100% Free”, tendono a considerare come assunto che, se la distribuzione consente l’installazione di software non libero, allora tutti gli utenti installeranno detto software, e che se un utente inzia con una distribuzione (di solito si porta ad esempio Ubuntu) utilizzeranno sempre e solo ubuntu. Questi due assunti, appartengono alla sfera della presunzione;si presume che tutti gli utenti in questione non si evolvano e non compiano scelte indipendenti, mentre già il fatto che molti di essi abbiano abbandonato sistemi interamenti proprietari dovrebbe far riflettere sulla loro capacità e voglia di cercare alternative libere. Ci tengo a ribadire che per quanto debba essere permessa la scelta del software, soprattutto per particolari esigenze inalienabili (vedi a volte i driver o alcuni software con cui si deve lavorare) non ne incoraggio c’ero l’uso…. se si può è preferibile usare ekiga a skype, brasero a nero ed i driver liberi qualora presenti e funzionanti (per fare solo degli esempi)

Inoltre, è questo secondo me è la vera chiave di volta della questione, è inutile se non addirittura controproducente “forzare” gli utenti (e questo termine dovrebbe far riflettere parlando di software libero) ad utilizzare solo software libero, cercando in ogni modo di demonizzare le distribuzioni che non seguono  le strette condizioni FSF (che come evidenziato in precedenza, possono mancare di praticità) da cui magari derivano le stesse 100% Free.

Per inciso, non ho niente contro chi promuove ed utilizza distribuzioni completamente libere, e,come in passato, mi sentirei di propendere per un atteggiamento di confronto e di dialogo (magari anche acceso come in passato), ma evitando i possibili dogmatismi. In prima persona riconosco in questo tipo di “attivista” un grande entusiasmo ed una grande fede nel software libero, ma che ha volte finisce nello esaurirsi in attività di comunicazione esclusivamente legate al web (mailing, blog o wiki) e in taluni casi in mere attività di disturbo (flame).

La loro coerenza estrema a volte rischia di sfociare nel mero dogmatismo, arrivando a conlcudere le discussioni sempre e solo citando le pagine di FSF e del progetto GNU come un nuovo “ipse dixit”.

Inoltre, la scelta “ascetica” mal si concilia a volte con i caratteri promozionali dei vari lug, che portano avanti attività di diffusione del software libero (anche in forme non esattamente conformi ai dogmi della FSF). Se per essi l’unico modo per diffondere il software libero è la completa coerenza ai principi FSF (opinabile a mio avviso, ma non biasimabile), per molti altri, tra cui io, è vero che per far trionfare gli standard aperti e la libertà è necessaria una grande piattaforma utenti/cittadini e ciò può accettare dei “compromessi” su alcune cose.

In taluni casi mi sono sentito dire che è meglio “lasciare Windows che installare Ubuntu, perchè ubuntu falsa il messaggio del software libero”; inutile che vi dica che ritengo tale cosa una sciocchezza. Se consideriamo anche il fatto di portare il grado di libertà dallo 0% al 95% è già un notevole progresso. Se poi, come dicevo, si ha fiducia nell’utente, e non lo si considera un deficiente incapace di scegliere cosa vuole, e se veramente l’utente vorrà, farà di tutto per completare il passaggio di quel 5% per arrivare al 100%. Ed anche nel caso non lo facesse, è stato comunque un vantaggio per realizzare quella massa critica necessaria per diffondere quel tipo di “standard de facto” (in questo caso standard aperti) che abitualmente affollano la vita informatica dell’utente medio. Posti davanti alla scelta 0% o 100% ad oggi, il numero di persone che si adopera, che usa e che promuove il software libero, sarebbe assai inferiore, con conseguenze evidenti per il software libero stesso.

La parola compromesso è stata ripetuta numerose volte durante questo “post”, ma non è a caso; fa riferimento proprio ad un articolo scritto sul sito di GNU ( http://www.gnu.org/philosophy/compromise.it.html ) dove si enfatizzano i rischi e le controversie dei “compromessi”, riferendosi in molti casi alle medesime argomentazioni discusse proprio su questo post. Come risulterà evidente, io sono orientanto diversamente da R. Stallamn, almeno su questo argomento, anche se comprendo che nella sua opera “promozione” dei principi del software libero,  tale coerenza sia necessaria e perchè no, persino dovuta in quanto egli primo propositari di detti principi. Ma nell’ambito quotidiano, nella vita di tutti i giorni, tale attaccamento, se pure parzialmente possibile, potrebbe condurre a pochi risultati.

Tali differenze non dovrebbero però portare a divisioni perchè in genere, anche chi accetta il compromesso, ma conosce cosa sia il software libero, qualora si trovasse davanti ad una scelta possibile (libero o non libero) sceglierebbe e preferirebbe la versione libera; si dovrebbero quindi identificare gli scopi comuni (e ce ne sono) e a volte tralasciare delle inutili quanto pericole guerre “intestine”, e procedere in avanti rispettando le dovute differenze.

Alla fine, il “mio” messaggio direi che è sufficientemente chiaro: moderazione. Un principio per quanto giusto, per essere veramente utile all’umanità, deve prevedere delle eccezioni (anche quelle però devono essere moderate).


Con sid funziona LXDE (era: “Debian “Squeeze” su un vecchio portatile”)

11 May, 2010 - 23:31

Aggiornamento dell’articolo precedente. Ho scoperto, su alcune mailing list Debian che passando da Squeeze a Sid (per essere chiari da testing a unstable) il problema si risolve; ciò è vero, infatti, adesso da Slim si riesce a caricare LXDE senza troppi problemi. L’utilizzo del sistema è notevolmente migliorato in velocità ed in prontezza. Debian sembra andare molto veloce (potremmo dire, come una Slack). Mi sarei aspettato una “Sid” con il 2.6.33, invece del 2.6.32, ma su una macchina così vecchia non ci sono problemi.

Sotto il proseguio dell’articolo originale.

Premessa: Articolo poco tecnico, e molto chiaccherato che però non vuole in nessun modo aprire l’ennesimo flame sulle distro, e va inteso solo come commento ad una esperienza personale.

Per vari motivi sono tornato in possesso del mio vecchio notebook compaq presario 2500, per capirsi, quello che porta ancora sopra le ormai consumate traccie dell’autografo di R. M. Stallman.

Sono molto affezionato sia a quel computer, che ha resistito ad innumerevoli compilazioni, che a quell’incontro con RMS, che è stato la causa scatenante della fondazione di FSUGitalia. I ricordi in questione sono tanti, e ci sarebbero da raccontare un sacco di bellissimi aneddoti sul passato, ma non volevo scrivere questo.

Di fatto, avendolo riavuto tra le mani, avevo pensato di metterci una Fedora, ed utilizzare un WM minimale per venire incontro alla scarsa potenza del mezzo (512 di ram e pentium 4 a 2.6); anche se in passato ho recuperato macchine più vecchie e meno potenti, ed anche, come scoprirò poi che Gnome tutto sommato non va male, avevo pensato di fare qualcosa di ultra leggero per non tradire l’idea di potenza che avevo di questo computer.

Avevo già pensato al sistema che uso sul netbook (Fedora 12 + slim + LXDE), che mi ha risolto non pochi problemi. Di fatto però, mancano ancora pochi giorni all’uscita della 13, e, volendo fare un sistema Desktop relativamente stabile, volevo evitare una “beta”. Ovviamente mettere una release che sta per uscire di scena a poco mi sapeva di lavoro sprecato.

Certo, una Slackware avrebbe risolto tutti i problemi, ma in fondo, questa macchina ha sempre usato Slackware, e quindi non ci sarebbe stato niente di nuovo se non nella versione.

Ho pensanto quasi a tutte le distro esistenti, sino a quando, passatomi per sbaglio davanti il DVD del Linux Magazine del mese scorso, c’era dentro la Lenny 5.0.4; l’ho considerato un segno del destino, visto che anche il PC mi faceva ricordare gli anni del dipartimento a Perugia, dove eravamo pochi sparuti Slackwaristi, immersi in un contesto di Debianiasti smaliziati e emergenti Ubuntuisti.

E Debian è stato (la lunga spiegazione è d’obbligo per chi mi conosce, perchè, sentendomi parlare di installare Debian su quel particolare PC avranno pensato ad uno dei primi segni dell’apocalisse).

Ebbene, dall’ultima volta che l’avevo provata (la etch), l’installazione mi è sembrata molto migliorata in grafica, mentre non riesco ancora ad apprezzare il partizionatore ed alcune voci per come sono disposte. Comunque l’installazione va liscissima, tranne quando cerca una rete che al momento non è disponbile (la macchina monta una wireless PCMCIA della netgear che ha bisogno di cure un po’ particolari).

Mi accorgo solo dopo l’installazione  che trattasi di software un po’ troppo datato per i miei gusti, e, anche se è un computer vecchio, e la stabile fondamentalmente va benissimo a meno della wireless (anche se forse sarebbe andata comunque se avessi individuato la cura prima), e mi ricordo che nel mondo delle stabili Debian, ciò è normale. A tal punto decido, senza minimamente ricordarmi come si faceva di passare da stable a unstable, ma il primo tentativo, fatto comunque con relativo criterio, fallisce perchè ad un certo punto la macchina si blocca, va riavviata, ed, al successivo riavvio, la macchina non parte.

Dopo una nuova installazione, ed un nuovo aggiornamento, senbra funzionare tutto, ma, se l’installazione di Slim è stata facile ed istantanea, quella di lxde, pur installandosi i pacchetti, non funziona. Infatti, se provo a far partire lxde da slim, mi dice che non riesce a fare il comando di login, mentre, se lo faccio partire da un altro DM (es Gnome), parte.

Vedrò eventualmente di risolvere nei prossimi giorni, cercando di svelare l’arcano mistero, anche se, essendo Debian fatta un po’ a modo suo (certo, sempre considerando quello che uso abitualmente io, per altri sarà la normalità), non mi riesce ad importare le stesse soluzioni che uso su Fedora.

Ad ogni modo, anche se certi passaggi sono un po’ macchinosi (ad esempio lo sblocco di alcuni driver), e ancora non mi sia chiarissimo come sia stato tirato su quel kernel 2.6.32 che gira ora, direi che la macchina, nonostante l’età ed il software decisamente instabile, va ancora bene, e carica tutto con una certa rapidità, pur non girando al momento LXDE ma Gnome. Le prestazioni sono soddisfacenti anche per un uso di “client web”, con Icewesel e tanti tab aperti, la macchina è ancora molto reattiva (cosa che non posso certo dire del mio netbook a parità di RAM, e con un processore che in teoria dovrebbe essere più nuovo di circa 8 anni).

Debian in realtà non è un distro facile come Fedora, o diretta come Slackare; Debian è un mondo da scoprire, dove si conserva, come in poche altre distribuzioni il senso stesso di quello che vuol dire distribuzione. Inoltre apt-get, visto all’opera di debian, da le sue belle soddisfazioni (soprattutto se scegli come mirror quello di fastweb, e tu hai la connessione in fibra ottica fastweb, praticamente scaricavo da una lan).

C’è da riconoscere una particolare attenzione a distinguere ciò che sia Free da quello che non lo è; tale attenzione, se pur non riconosciutagli da una certa parte della comunità, è superiore anche a quella che applica Fedora, arrivando a spostare persino i firmware inclusi nel kernel nella sezione non-free dei repository, attivabile esclusivamente a mano.

Questa attenzione, pur potendo fare felici gli appassionati ed i semi-puristi del software libero (i puristi usano GnewSense), può scontentare gli utenti abituati ormai ad avere un sistema GNU/Linux funzionante in poche mosse, e senza dover leggere troppo, e soprattutto, senza doversi fare troppe domande (es Fedora, openSUSE e Ubuntu).

Quindi cme tante altre cose, ha i suoi bravi pro, e di suoi maledetti contro, ma grazie al fantastico mondo GNU/Linux, tutti posso scegliere i “pro” che preferiscono, o, ad essere negativi, i “contro” meno pesanti


Fedora 13, pronta a sorprendere

27 April, 2010 - 23:07

Non è un mistero che Fedora GNU/Linux è una delle distribuzioni più attente alle novità e all’inovazione, ed ogni release ne è una continua conferma. Anche la futura Fedora 13 (Goddard), in uscita tra circa 21 giorni, non mancherà di stupire con nuove interessantissime caratteristiche.

Oltre ai classici KDE e Gnome aggiornati (kde 4.4 e finalmente Gnome 2.30), è stato migliorato il supporto hardware per schede video ati e nvidia (con driver liberi), miglioramento di Network manager, con supporto per connessioni mobile 3g (con visualizzazione della potenza di segnale) e bluetooth (quest’ultima skill è veramente utile, permette di saltare tanti passaggi di conf) ed interfaccia console (che onestamente non vedo l’ora di provare), supporto migliorato per webcam e installazione automatica dei driver delle stampanti.

Prevista una migliore integrazione tra KDE e Pulseaudio, anche se la cosa, al momento tende a preoccupare e non poco tutti quelli che stanno avendo e continuano ad avere problemi con “pulseaudio” (me compreso). Tra le tante migliorie, una particolare attenzione è stata rivolta a KVM e alle sue “estensioni”, integrandolo sempre di più nel sistema.

Per saperne di più basta leggere la lista pubblicata qui sotto, o consultare il sito

Tratto da: https://fedoraproject.org/wiki/It_IT/Releases/13/FeatureList

Better Webcam Support Maggior supporto a webcam, in particolare a cam dual mode Color Management GNOME Color Manager è una piattaforma di sessione del desktop GNOME, che agevola la gestione, l’installazione e la generazione di profili colore. BFO BFO (boot.fedoraproject.org) usa piccole immagini (iso, floppy, disco) per pre-avviare una macchina che successivamente contatta una server remoto per ottenere le informazioni di avvio. Automatic Print Driver Installation Pacchetti come gutenprint-cups, hpijs, e foomatic si installano su richiesta hardware. Implicit DSO Linking Modificato il comportamento predefinito del linker ld in –no-add-needed IntelliJ IDEA Inseriti nei repository i pacchetti IntelliJ IDEA Community Edition KDE 4.4 Passaggio a KDE 4.4 che offre nuove caratteristiche come KAuth come backend di Policy Kit One e una migliore integrazione di Pulse Audio. Supporto per PolicyKitOne in KDE Questo progetto aggiunge supporto a Policy Kit One per le applicazioni Qt/KDE e per l’ambiente desktop KDE in generale. PulseAudio in KDE Fedora 13 offre una migliore integrazione di PulseAudio con Phono e KMix del desktop KDE. NetBeans 6.8 Passaggio alle NetBeans 6.8. Predefinito NFSv4 Modificato il protocollo NFS predefinito alla versione 4. DisplayPort per NVIDIA Esteso il supporto (nouveau) a DisplayPort in X e nei driver del kernel per hardware NVIDIA. Python 3 Una versione di Python 3.* verrà distribuita in Fedora 13, come un componente opzionale, installabile in parallelo con Python 2. DisplayPort per Radeon Esteso il supporto a DisplayPort in X e nel kernel per hardware Radeon. RPM4.8 Aggiornato RPM ad RPM 4.8 Dominio Telefonico con SIP Witch Questa caratteristica di progetto, alternativa a Skype e basata interamente su software libero, propone seguendo gli standard IETF, supporto a comunicazioni peer-to-peer dirette, il più possibile sicuro usando il protocollo ZRTP, e senza più bisogno di operatori intermediari. Predefinito SSSD Incluso System Security Services Daemon nell’insieme dei pacchetti base di Fedora 13 e realizzato sviluppo per essere configurato attraverso authcofig e firstboot. System Rollback With Btrfs Consente backup manuali ed automatici di partizioni Static Probe in Systemtap Systemtap fornisce il tracing degli eventi, nei programmi che hanno static probe abilitati. Sugar 0.88 Si propone l’ultimo ambiente didattico di Sugar Labs, arricchito di un insieme esteso di compiti, che è possibile selezionare all’avvio o da un supporto Live, usando una spin. Upstart 0.6.0 Passaggio alla serie 0.6 User Account Dialog Una nuova finestra di dialogo per creare utenti e modificare le informazioni sugli utenti in sistemi mono-utenti o piccoli sistemi. VHostNet Abilitato nel kernel l’accelerazione per reti di KVM KVM Stable PCI Addresses Permette a dispositivi presenti su guest virtual machines di KVM di mantenere gli stessi indirizzi PCI loro assegnati mentre altri dispositivi sono aggiunti o rimossi dalla configurazione. NM per Bluetooth DUN NetworkManager ora supporta Dial-Up Networking (DUN) per Bluetooth Client NFS su IPv6 Supporto per montare filesystem NFS su IPv6. Filtraggio dei dispositivi/dischi Riscrittura finale del sistema usato da anaconda per la configurazione dei dispositivi di installazione Passaggio a Boost 1.41 Questo progetto introduce in Fedora 13 la versione 1.41.0 di Boost, insieme alle librerie Boost.MPI. Per effetto collaterale, Boost è compilato usando CMake (invece di BJam). Virt x2APIC x2APIC è una caratteristica che migliora le prestazioni di architetture x86, impiegate specialmente in grandi sistemi. Virt x2APIC è una estensione di questa caratteristica verso KVM, migliorando le prestazioni del guest, in particolare di quei guest con più processori virtuali. Virtio-Serial Si espongono al guest porte multiple di semplici dispositivi a caratteri, per elementari operazioni di I/O tra il guest e gli spazi utenti dell’host. Virt Shared Network Interface (anglès) Permettere a guest virtual machines di condividere una NIC (Network Interface) fisica, con altri guest e sistemi operativi host. Sistema di Certificazione Dogtag Il Sistema di Certificazione DogTag è un’Autorità di Certificazione, open-source, di tipo enterprise, che supporta tutti gli aspetti relativi al ciclo di gestione dei certificati inclusa l’archiviazione delle chiavi, OCSP e la gestione delle smart-card. Zarafa Zarafa, il software collaborativo Open Source entra a far parte della distribuzione Fedora. Facilitato il Debug in Python Il debugger gdb è stato esteso in modo da poter riportare informazioni dettagliate sul runtime di Python 2 e Python 3. Stato dei Dispositivi Mobili in Network Manager L’applet Network Manager visualizza l’attuale potenza di segnale, tecnologia usata (GPRS/EDGE/UMTS/HSPA o 1x/EVDO ecc.) e lo stato di roaming mentre si è connessi, per molte schede che supportano tale funzionalità. Network Manager da CLI Controllare Network Manager senza GUI. Miglioramenti in udisk Aggiunto supporto per LVM (ed altri ulteriori miglioramenti) ad udisk e al Gestore-dischi di GNOME, Palimpsest. Gnome 2.30 Incluso Gnome 2.30